Coronavirus, Italia non è più “porto sicuro”: stop sbarchi

decreto sicurezza casa della carità

L’Italia non è più un “porto sicuro”

E’ questa la motivazione che ha spinto il governo ad emanare un decreto già ribattezzato “porti chiusi” e firmato da 4 ministri dell’esecutivo in carica.

Si tratta di Paola De Micheli per Infrastrutture e Trasporti, Luigi Di Maio per Affari Esteri, Luciana Lamorgese per il ministero dell’Interno e Roberto Speranza per il ministero della Salute.

Il decreto è stato firmato rapidamente anche per evitare lo sbarco della Alan Kurdi, nave della ONG tedesca Sea Eye che si trovava a poche miglia da Linosa e Lampedusa con 146 migranti a bordo.

“In considerazione della situazione di emergenza connessa alla diffusione del Corona virus, dell’attuale situazione di criticità dei servizi sanitari regionali, e all’impegno straordinario svolto dai medici e da tutto il personale sanitario per l’assistenza ai pazienti Covid 19 – si legge nel decreto – non risulta possibile assicurare sul territorio italiano la disponibilità di tali luoghi sicuri senza compromettere la funzionalità delle strutture nazionali sanitarie logistiche e di sicurezza dedicate al contenimento della diffusione del contagio e di assistenza e cura ai pazienti Covid 19″.

Troppo alto, quindi, il rischio di nuovi focolai, proprio mentre arriva la notizia di un giovane migrante egiziano positivo al coronavirus.

Il ragazzo, che ha 15 anni, è arrivato ieri nell’hot spot di Pozzallo (Rg) dopo essere approdato lo scorso 6 aprile a Lampedusa con un barchino di fortuna.

E sempre da Lampedusa lancia l’allarme il sindaco Salvatore Martello, che chiede al governo di considerare seriamente la situazione dell’isola, dove ogni giorno continuano a sbarcare persone con il rischio che scoppi una vera e propria emergenza sanitaria.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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