Paesi dove l’omosessualità è reato, l’India esce dall’elenco

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Una sentenza storica, una svolta epocale per il Paese ma anche per il mondo intero.

La Corte Suprema indiana ha infatti cancellato l’articolo del codice penale che indicava l’omosessualità come “reato contro natura”.

Da qualche giorno, quindi, l’amore con persone dello stesso sesso non è più perseguibile penalmente in India: un deciso passo in avanti verso un modello di civiltà che è stato fatto proprio già da tempo in molti Paesi occidentali, e che ora trova riscontro anche nello stato indiano.

Le parole utilizzate dal presidente del collegio, Dipak Misra, durante la lettura del verdetto sono chiare e incontrovertibili: “Criminalizzare l’omosessualità è irrazionale e indifendibile”, ha detto Misra.

La sentenza giunge dopo anni di battaglie da parte degli attivisti Lgbt e di una larga fetta del Paese che voleva fortemente la cancellazione del reato di omosessualità. Grazie alla decisione della Corte Suprema, l’India diventa il 124esimo Paese al Mondo dove l’omosessualità non è più considerata reato penale.

Paesi dove l’omosessualità è reato

Considerato che nel Mondo ci sono 206 stati, di cui 196 riconosciuti sovrani, la strada è ancora lunga. Tuttavia, sentenze come quella indiana non fanno altro che allargare la breccia, verso un pieno riconoscimento dei rapporti tra persone dello stesso sesso.

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In India è stato quindi abbattuto l’articolo 377, che risaliva addirittura al periodo coloniale e stabiliva che l’omosessualità era punibile con il carcere a vita. Inoltre, l’articolo classificava i rapporti omosessuali come “contro natura”.

Il governo indiano, guidato dal conservatore e nazionalista Narendra Modi, non ha voluto prendere posizione sull’argomento. A convincere la Corte Suprema sono state alcune testimonianze di omosessuali, tra cui anche personaggi famosi. Il giudice Misra, nell’emettere il verdetto, ha inoltre precisato che il reato di omosessualità veniva utilizzato come “arma di persecuzione” nei confronti dell’intera comunità Lgbt.

Spesso, infatti, l’articolo 377 non veniva applicato, ma serviva comunque per agitare una sorta di “cultura della paura” nei confronti della comunità Lgbt, che per anni ha lottato per la cancellazione del reato di omosessualità nel Paese.

Il cammino verso questo lieto fine è stato lungo e tortuoso. A seguito di una petizione lanciata da una coalizione di gruppi cristiani, indù e musulmani, nel 2013 la Corte Suprema aveva ribaltato la sentenza del 2009 emessa dall’Alta Corte di Delhi, che aveva stabilito la violazione, da parte dell’articolo 377, dei diritti fondamentali di un cittadino omosessuale, seppure nella sola regione di Delhi.

Ora il nuovo dietrofront, si spera definitivo.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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