Unioni civili, il ‘decreto ponte’ è ufficiale

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La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dà il via libera al ‘decreto’ che regola tutte le nuove unioni civili. Ecco cosa cambia e le tempistiche

Mancava solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per dare il via libera al ‘decreto ponte’ che regola le procedure per come tenere i registri nell’archivio dello stato civile su cui trascrivere le unioni civili.

Un passaggio che è avvenuto il 28 luglio e quindi ormai non si torna più indietro: la legge 76/2016, quella che riforma le unioni civili, è una realtà e i suoi undici articoli permetteranno d’ora in poi a due persone maggiorenni dello stesso sesso di unirsi civilmente: basterà la presenza di due testimoni e quella di un ufficiale dello stato civile (non necessariamente il sindaco, se questi è obiettore) del Comune al quale deve essere stata preventivamente inoltrata la richiesta, completa di dati anagrafici e di una dichiarazione che comprovi la mancanza di cause capaci di impedire l’unione, come in qualsiasi matrimonio.

Una volta presentata la domanda, toccherà all’ufficiale dello stato civile preposto entro quindici giorni dalla presentazione della richiesta effettuare tutte le verifiche opportune, integrando eventualmente con altri documenti.

Poi verranno convocate le parti, che dovranno confermare di volersi unire civilmente e la registrazione degli atti sarà effettiva con l’iscrizione nel registro provvisorio delle unioni civili oltre che negli atti di nascita di ciascuna delle parti in causa. Nella dichiarazione bisognerà indicare il cognome scelto e il regime patrimoniale della coppia (comunione o separazione dei beni). La domanda andrà presentata anche dai coniugi etero che, in seguito alla volontà resa pubblica da uno dei due di cambiare sesso, vogliano comunque rimanere uniti civilmente.

Nel decreto sono comprese anche le unioni civili celebrate all’estero che dovranno essere trascritte negli archivi dello stato civile. Invece il cittadino straniero che voglia unirsi civilmente in Italia dovrà seguire le stesse procedure previste per le coppie italiane allegando però in più alla propria documentazione un ‘nullaosta’ rilasciato dall’autorità competente del proprio Stato.

Quello uscito sulla Gazzetta Ufficiale però è un regolamento sulle unioni civili ma non sulle convivenze di fatto (indipendentemente se siano etero o omosessuali), che verranno invece iscritte all’anagrafe con la presentazione del modello di dichiarazione di residenza. Infatti la legge 76/2016, equipara le unioni civili al matrimonio per quello che riguarda comunione dei beni, successione, Tfr, reversibilità della pensione, diritto di assistenza al partner malato, ma esclude l’adozione dei figli.

Invece diversamente rispetto ai conviventi di fatto non è contemplato il diritto all’eredità legittima e alla pensione di reversibilità, ma è garantito il diritto all’assistenza e alle informazioni personali in caso di malattia del partner.

In ogni caso dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ora il ministero dell’Interno ha cinque giorni per far pervenire a tutti i Comuni la modulistica necessaria, ma intanto le prime domande possono essere ricevute.

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Webmaster ed esperto in diritto immigrazione