Terracina, donne Sikh sfruttate e sottopagate nei campi

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Un reportage di ‘Avvenire’ porta alla ribalta l’ennesima situazione di caporalato in agricoltura. Quattordici ore di lavoro al giorno, meno di 20 euro di paga e chi si ribella è minacciata

Costrette a lavorare anche 14 ore al giorno, sotto la luce artificiale di un capannone anonimo, per una paga che non arriva nemmeno a 20 euro al giorno e senza un regolare contratto: è la situazione che vivono alcune donne indiane di etnia Sikhm sfruttate da ‘caporali’ senza rispetto nelle campagne di Terracina, in Lazio.

Una situazione denunciata con forza da un lungo servizio del quotidiano ‘Avvenire’ che ha documentato la loro vita quotidiana.

Queste donne vengono in sostanza costrette dagli imprenditori agricoli locali e da chi le sfrutta a prestare un lavoro sottopagato: cominciano la mattina presto e vanno avanti tutto il giorno fino a sera inoltrata, pulendo e mettendo nelle cassette alcune verdure della produzione locale che poi saranno vendute nei mercati e nella Grande Distribuzione Organizzata a prezzi decisamente superiori alla loro paga.

E alla fine vengono pagate molto meno rispetto alle ore in cui sono state occupate, senza nessuna forma contributiva e previdenziale. Come hanno raccontato alcune di loro, i datori di lavoro segnano che hanno lavorato per 15 giorni quando in realtà sono il doppio (compresi tutti i festivi).

Chi inizia alle sei del mattino, dopo tre ore può fare una pausa di dieci minuti, ma chi comincia alle 7 deve tirare dritto fino a mezzogiorno quando c’è la pausa pranzo. E poi è una lunga tirata fino a sera, perché il lavoro va terminato.

Non esistono tutele per loro, solo minacce. Quando rimangono incinte, è praticamente impossibile continuare a lavorare perché si cono da sollevare cassette di verdura anche di 30 o 40 chili.

E così, se vogliono continuare sono costretta ad abortire. In più alcuni piccoli imprenditori locali, insieme ai ‘caporali’ fanno anche avances, provandoci soprattutto con le ragazze arrivate da poco perché sanno che tanto hanno bisogno e quindi difficilmente si ribelleranno.

Eppure nel tempo alcune denunce sono state presentate. Ma poi dietro alle pressioni degli imprenditori agricoli, che minacciavano di non farle più lavorare né lì e nemmeno in altri posti della zona, sono state ritirate.

La Procura di Latina però, coordinando gli uomini della Polizia di Terracina, è andata avanti e procede d’ufficio per cercare di venire a capo ad accuse così gravi e circostanziate.

Anche perché, secondo quello che hanno raccontato le donne indiane, paghe misere e maltrattamenti sono riservati soltanto alle straniere, come loro, le rumene e le marocchine, mentre le italiane vengono trattate molto meglio.

Ora toccherà alla magistratura fare luce su un caso che sta montando.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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