Stop al “business” dell’immigrazione, 35 euro al giorno sono troppi

Nemmeno il tempo di insediarsi come nuovo Ministro dell’Interno e Matteo Salvini è già partito all’attacco contro quello che lui stesso definisce il “business” dell’immigrazione.

Il leader della Lega, vicepremier del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, si è recato presso l’hot-spot di Pozzallo, in Sicilia, e ha ribadito quello che è stato a tutti gli effetti uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale, ovvero l’ulteriore contenimento degli sbarchi e l’aumento delle espulsioni nei confronti dei migranti irregolari.

Ma c’è di più. Salvini ha tutte le intenzioni di attuare un taglio anche ai corposi finanziamenti che lo Stato garantisce alle cooperative che gestiscono l’ospitalità dei richiedenti asilo.

Il neo inquilino del Viminale ha precisato che l’obiettivo sarà quello di ridurre i fondi destinati alle cooperative: attualmente la cifra è di 35 euro al giorno, ma Salvini ha già detto che ne verranno dati un pò di meno, dato che molti di questi soldi – a detta del nuovo ministro dell’Interno – finirebbero nelle tasche di chi dovrebbe aiutare.

Il pocket money

Le 35 euro al giorno sono state spesso utilizzate per le celebri fake news, che molto spesso girano sul web. E’ opportuno fare chiarezza.

Nel DEF 2018 si precisa che l’accoglienza per ogni migrante non deve costare più di 35 euro al giorno: di questi soldi, però, solo 2 euro e 50 vanno effettivamente al rifugiato (il pocket money, ndr), mentre tutto il resto serve a mantenere le strutture in condizioni decenti e a pagare tutti gli operatori che si occupano dell’assistenza, senza dimenticare i vari costi indiretti.

Ma cosa viene fatto con queste 35 euro ?

Il sistema di protezione gestito dagli Enti locali (SPRAR) è finanziato dallo stesso Viminale, che trova le risorse necessarie dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’asilo per poi impiegarle sull’accoglienza ai richiedenti asilo, che all’inizio di aprile ammontavano a 25.657.

La cifra serve quindi a garantire tutta una serie di servizi, come l’assistenza sanitaria, l’inserimento scolastico dei minori, i corsi di lingua, i corsi di formazione, l’orientamento al mondo del lavoro e molto altro ancora.

In alcuni casi sono state segnalate anomalie, come ad esempio strutture tenute in cattive condizioni o servizi scadenti, che possono spingere ad un maggiore controllo sui fondi erogati.

Sulla questione immigrazione, Salvini si è recentemente scontrato anche con il governo di Tunisi, che aveva definito le sue parole “molto preoccupanti”: il leader della Lega aveva infatti detto che il Paese nordafricano esporta galeotti verso l’Italia, salvo poi correggere il tiro e dirsi pronto ad incontrare presto il ministro tunisino.

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