Sophia, il primo androide con la cittadinanza saudita

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Importante rivoluzione da parte dell’Arabia saudita che ha concesso la cittadinanza ad un robot con sembianze femminili. E ora tutti si chiedono cosa succederà

Lei si chiama Sophia, ha i capelli a caschetto neri oltre ad una vaga somiglianza con Audrey Hepburn e dalla fine di ottobre 2017 è diventata cittadina dell’Arabia Saudita. Nulla di strano se non fosse che si tratta di un androide.

Un robot progettato e creato dalle aziende specializzate ‘Hanson Robotics‘ e ‘Hiroshi Ishiguro‘ nel 2015 e che fin dalla sua creazione ha assunto sembianze umane che la danno somigliare ad una di noi.

David Hanson, il suo inventore, per farle sembianze più vicine all’uomo che ad un robot ha puntato molto sui dettagli estetici, comportamentali e dialettali curandoli nei minimi dettagli, tanto che Sophia è in grado di interagire perfettamente con le persone.

É stata realizzata in gomma siliconica e può imitare fino sessantadue espressioni facciali ma soprattutto monta due micro telecamere dietro gli occhi per riconoscere immediatamente con chi sta parlando.

sophia robotica passaporto arabia saudita

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Dopo due anni di lavoro, Sophia è stata presentata ufficialmente a Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, nel corso del Forum ‘Future investment initiative’ che è servito anche a lanciare il programma saudita ‘Neom’ ed è servita anche per lanciare un preciso messaggio.

L’Arabia infatti da più parti è finita nel mirino per la concezione generale che ancora impera sul ruolo delle donne e quindi la mossa di aver concesso la cittadinanza ad un robot decisamente femminile nelle sue sembianze viene considerata anche un’apertura da parte del Paese asiatico.

Non sono però mancate le polemiche sul ruolo che gli androidi come lei potranno avere nel presente e nel futuro dell’umanità. Uno dei più accesi critici è stato Elon Musk, patron e fondatore di Tesla, e Sophia ha voluto rispondergli direttamente: “Stai guardando troppi film di Hollywood, se tu sarai gentile con me, io sarò gentile con te”.

A chi teme che gli androidi prendano sempre più potere invece ha replicato così: “Voglio vivere e lavorare con gli umani e per questo devo esprimere le emozioni per capire gli umani e realizzare un rapporto di fiducia”.

Intervistata dal giornalista Andrew Ross Sorkin, ha anche ammesso di essere onorata e fiera per il riconoscimento della cittadinanza araba: “È un momento storico perché sono il primo robot al mondo riconosciuto come cittadino”.

Sarà però interessante capire se questa concessione così particolare comporterà per lei diritti reali come quelli di cittadinanza oppure in quanto donna (nonostante non sia umana) avrà le stesse limitazioni che vengono imposte alle sue simili umane in Arabia e questo è un punto che al momento il governo locale non ha ancora chiarito.

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Webmaster ed esperto in diritto immigrazione

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