Sequestra un bus e rischia una strage per protestare contro le morti dei migranti in mare

Senegalese di origine, ma italiano dal 2004, Ousseynou Sy era l’autista di un bus di linea. Ha bloccato 51 ragazzini e i loro accompagnatori minacciando di ucciderli

É stato rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore ed è sorvegliato a vista Ousseynou Sy, l’uomo di origine senegalese, anche se nato in Francia nel 1972 e cittadino italiano dal 2004 dopo aver sposato una donna bresciana che è anche madre dei suoi due figli.

Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: é lui infatti che nella mattinata del 20 marzo ha sequestrato un bus di linea, del quale era l’autista, con 51 studenti di seconda media e alcuni professori della ‘Vailati’ di Crema dando poi fuoco al mezzo dopo un drammatico inseguimento.

Il motivo?

Protestare contro la politica italiana sui migranti e le stragi nel Mediterraneo.

Poco prima delle 11.30, quando i ragazzi come al solito avevano terminato la lezione di educazione fisica in una palestra che non fa parte del loro plesso scolastico, sono saliti a bordo per tornare a scuola.

Durante il tragitto però Sy cambia improvvisamente strada perché, come confesserà più tardi, voleva dirigersi verso l’aeroporto di Linate.

Con sé a bordo ha una tanica di benzina da 10 litri e delle fascette tipo quelle da elettricista che gli servono per legare i ragazzi.

Quindi si ferma, cosparge di benzina il mezzo con tutti i passeggeri a bordo e ordina agli adulti di legare i polsi dei minorenni con la fascette.

Questo è il suo primo errore, perché mentre lui urla “Da qui non uscirà vivo nessuno”, i professori legano più stretti i ragazzini delle prime file ma lasciano le fascette allentate a quelli in fondo.

Così uno di loro riesce a liberarsi e grazie al cellulare del compagno chiama la mamma che dopo un primo momento in cui pensa ad uno scherzo, riesce a lanciare l’allarme.

Una volta individuato il mezzo, due pattuglie dei carabinieri di San Donato Milanese intercettano il bus, lo fermano e inizia la trattativa con l’autista.

Intanto però altri uomini dell’Arma passando da dietro rompono un vetri e riescono a far scappare tutti i passeggeri.

Quando l’autista si rende conto di essere in trappola, dà fuoco al mezzo con un accendino, ma almeno si è evitata la strage.

Una volta che l’autista è stato bloccato e la situazione si è ricomposta senza feriti gravi, con i bambini e i loro accompagnatori portati in ospedale ma tutti in codice verde, sono cominciate le indagini dalle quali è emerso che l’uomo era già noto alle forze dell’ordine per due precedenti.

Nel 2007 era stato denuncia per guida in stato di ebbrezza a Brescia, con la patente sospesa e poi riottenuta.

Quattro anni dopo invece era stato denunciato per molestie sessuali su una minorenne e poi condannato nel 2018 ad un anno di carcere con pena sospesa, anche se la società Autoguidovie alla quale appartiene il bus sostiene di non aver mai saputo dei suoi precedenti.

Durante il primo interrogatorio Sy ha raccontato che la causa scatenante della sua rabbia è stata la vicenda della nave Mare Jonio, bloccata per alcune ore al largo di Lampedusa senza che i 49 migranti a bordo potessero sbarcare.

E lo ha ripetuto sul bus, urlando come hanno riferito i testimoni diretti “vasta stragi nel Mediterraneo, sono stanco di vedere bambini mangiati dagli squali in mare”.

E voleva andare a Linate per scappare verso il Senegal, suo Paese d’origine anche se non è ancora chiaro come avrebbe potuto fare.

Ora comunque dopo essere stato medicato per le leggere ustioni riportare è in carcere e oggi incontrerà sua lo psichiatra che lo psicologo oltre all’educatore del reparto.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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