Senza cittadinanza, per il Viminale non può lavorare. Fa ricorso e vince

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Valdecir Pianezzer ha vinto la sua battaglia.

L’uomo, nato in Brasile, ha deciso di fare causa contro la Questura di Trento e contro il Ministero dell’Interno perchè per un periodo di tempo gli è stato praticamente impedito di lavorare perchè sprovvisto di cittadinanza italiana.

Pianezzer ha presentato ricorso al TAR, che ha dato ragione al ricorrente. L’uomo, dopo aver scoperto di essere originario del Trentino (terra da cui provennero i suoi antenati, in cerca di fortuna in Brasile), decise di trasferirsi proprio nella Regione italiana per riscoprire le sue radici e avviare un nuovo capitolo della sua vita.

In attesa della cittadinanza italiana, Valdecir Pianezzer era riuscito ad ottenere un permesso di soggiorno e anche degli impieghi a tempo determinato in alcune aziende del posto. Una situazione che lo rendeva felice, ma che sarebbe durata ancora poco.

Nell’autunno del 2008, infatti, il brasiliano dovette lasciare la sua mansione di bracciante agricolo proprio perchè sprovvisto di cittadinanza italiana.

“Sulla base della legislazione attuale i cittadini di origine italiana titolari di permesso di soggiorno per attesa cittadinanza non sono abilitati a svolgere attività lavorativa”: così si pronunciò il Ministero dell’Interno sul suo caso.

Pianezzer ottenne la cittadinanza italiana solo nel 2012. Per quattro anni gli fu negata ogni possibilità lavorativa, ed è per questo che l’italo-brasiliano ha deciso di rivolgersi al TAR.

Rappresentato dall’avvocato Zeno Perinelli, Pianezzer è riuscito ad ottenere giustizia. Il TAR ha infatti stabilito che all’uomo è stato impedito l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito. Il Ministero dell’Interno e la Questura di Trento dovranno ora risarcire Valdecir Pianezzer.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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