Sala parto e musulmani, polemiche ad Imperia

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Pronto soccorso e idee religiose, cattolici e musulmani trattati allo steso modo?

Dopo il caso della neo mamma italiana che sarebbe stata sposata di stanza all’ospedale di Imperia per non creare problemi con la sua vicina di letto musulmana ci si interroga sulle procedure

Nei giorni scorsi ha suscitato molte polemiche il caso di una neo mamma italiana che all’ospedale di Imperia sarebbe stata cambiata di stanza soltanto perché con lei c’era una donna turca e il marito non gradiva che in quell’ambiente girassero altri uomini, semplicemente i parenti e gli amici della mamma ligure che la andavano a trovare per vedere il bambino (affermazione smentita dal turco !)

Un caso che è stato denunciato sul web dalla mamma della signora, indignata per l’ingiusto spostamento di camera anche se la direzione sanitaria dell’ospedale ha precisato che la decisione era stata dettata esclusivamente da ragioni sanitarie (che però sono coperte dalla privacy) e non certo per motivi etnici o religiosi.

Ma come funziona la convivenza tra italiani e stranieri, tra cattolici e musulmani negli ospedali della nostra zona?

Le stime dicono che i neonati stranieri in provincia di Imperia ogni anno rappresentano una quota vicina al 30 per cento e in particolare nell’ospedale del capoluogo è alta la percentuale di turchi, ma anche di albanesi, rumeni e cittadini del Nord Africa.

E anche se la percentuale di musulmani è alta, fino ad oggi in realtà non ci sono mai stati problemi di convivenza e di scelte dettate da diverse visioni della religione.

Il portale riviera24.it ha indagato più a fondo, interrogando il personale del 118 e del Pronto Soccorso per capire se in passato o anche di recente ci siano stati casi analoghi o comunque episodi di difficile convivenza tra pazienti, ma anche un differente modo di trattare uomini e donne di altre religioni che si presentano in ospedale.

In realtà però problemi grossi non ce ne sono mai stati, anche se tutti hanno rimarcato come in caso di chiamate al 118 sono sempre gli uomini, nelle famiglie musulmane, a farle e quando il personale medico interviene vogliono sempre essere presenti per verificare cosa fanno.

Ma c’è anche un’altra ragione di carattere pratico.

Spesso le donne straniere, in particolare quelle musulmane, non parlano italiano o comunque hanno difficoltà con la nostra lingua e quindi la presenza del marito o del padre è necessaria anche soltanto per capirsi. Se nell’équipe medica del 118 è presente una donna, allora per i mariti è più semplice lasciare agire i soccorsi senza fare storie.

E in ogni caso chi interviene cerca sempre di venire incontro anche alle richieste e alla esigenze della famiglia, ma la salute del paziente viene sempre prima di tutto. Quindi se c’è da fare un ricovero urgente e sull’ambulanza non è presente una donna, non si può certo far aspettare chi ha bisogno di assistenza.

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SONIA Paolin

Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza