“Patto di convivenza” sufficiente per l’iscrizione all’anagrafe: una sentenza che sa di svolta

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Per iscrivere il partner extracomunitario all’anagrafe, anche se non ha il permesso di soggiorno, può essere sufficiente un “patto di convivenza“.

E’ quanto stabilito dal Tribunale di Modena, che ha imposto al Comune di Formigine, nella provincia modenese, di inserire nei registri una donna di origine indonesiana che convive con un uomo nel comune emiliano.

Una sentenza che salva la donna dal rischio di espulsione dal territorio italiano. Il Tribunale, infatti, ha riconosciuto come prioritario il suo diritto “all’unità familiare, costituzionalmente garantito“.

Il “patto di convivenza” è quindi una formula che consente di superare quello “stallo” dal punto di vista burocratico che impediva al Comune di riconoscere queste coppie miste come “coppie di fatto” per la mancanza del requisito di residenza del partner extracomunitario, e alla Questura di rilasciare il permesso di soggiorno proprio perchè assente il requisito di “coppia di fatto”.

Il caso della donna indonesiana è stato seguito dagli avvocati A. Sagone e I. Damiani, che hanno spiegato al “Fatto Quotidiano” i dettagli della vicenda e della conseguente sentenza.

Le coppie di fatto per la legge costituiscono a tutti gli effetti una famiglia: unione caratterizzata da un vincolo affettivo non formalizzato né col matrimonio, né con l’ unione civile, né con altra forma di registrazione ufficiale. E questo viene confermato anche dalla Cassazione“.

In effetti questo caso potrebbe rappresentare un importante precedente, che consentirebbe di regolarizzare molte situazioni di convivenza tra un partner italiano e l’altro extracomunitario.

Naturalmente, la convivenza deve essere “provata e attestata” davanti alla Legge, in presenza di un avvocato che se ne assume le responsabilità.

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Roberto
Roberto
Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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