Myanmar, continua la discriminazione contro i Rohingya

rifugiati ROHINGYArifugiati ROHINGYA

La minoranza musulmana che abita nell’ex Birmania da almeno cinque anni è vittima di soprusi, saccheggi e isolamento senza che nessuno intervenga ufficialmente

C’è una strage quasi silenziosa che si sta consumando negli ultimi mesi in Myanmar l’ex Birmania : è quella che vede coinvolti i Rohingya, complessivamente circa 2 milioni su una popolazione complessiva che per lo Stato orientale è vicina ai 56 milioni di persone.

Uno scontro che è cominciato nel 2012 dopo le ondate di violenza registrate tra buddisti e musulmani (i Rohingya appunto) nello stato del Rakhine al Nord del Paese e che hanno causato morti, oltre a fughe di massa e distruzioni di proprietà.

Una situazione che a distanza di tempo non si è ancora affatto risolta tanto che le violenze sulle minoranze continuano. Secondo le ultime stime decine di migliaia di persone, soprattutto Rohingya, rimangono sfollate in campi ai limiti della sopravvivenza nei quali vivono come se fossero segregate.

Si calcola che oltre un milione di Rohingya viva al di fuori dei campi per sfollati in Rakhine e a loro viene negato il diritto alla libertà di movimento, all’istruzione e all’assistenza sanitaria.

Inoltre non possono praticare la loro religione e non hanno accesso a forme di sostentamento, ma sono anche spesso soggetti ad arresti arbitrari, torture e altri maltrattamenti, oltre che estorsioni e richiede di tangenti da parte di chi invece dovrebbe garantire la loro sicurezza. Episodi sotto gli occhi di tutti anche se nessuno interviene.

Tutto è cominciato nel 1982, quando è stata emanata una legge che in pratica ha negato loro la cittadinanza ufficiale stabilita cancellando l’accesso allo status di cittadini dell’ex Birmania a determinati gruppi in base alla loro appartenenza etnica.

Un rifiuto reale della loro identità, tanto che anche la definizione di Rohingya è stata quasi bandita e piuttosto le altre comunità del Paese preferiscono definirli ‘bengalesi‘, come se fossero cittadini emigrati dal vicino Bangladesh e non loro connazionali.

Dal 25 settembre scorso si stima quindi che siano almeno 500mila i Rohingya fuggiti in Bangladesh dal 25 settembre, mentre poco più di 1 milione vivono ancora nello stato di Rakhine e in base ai dati forniti dal governo centrale nelle ultime settimane sono almeno 400 le persone di etnia Rohingya uccise.

crisi birmania bengalesi

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A complicare ulteriormente la situazione c’è al momento anche la sospensione degli aiuti umanitari diretti verso il nord dello stato di Rakhine, mentre in altre zone sono le autorità stesse che stanno negando alle comunità bisognose l’accesso agli aiuti. Questi attacchi in massa sono considerati una risposta a quelli contro le forze di sicurezza compiuti nella mattinata del 25 agosto scorso

E come denuncia Amnesty International già nel 2016 i suoi ricercatori avevano denunciato e documentato una serie di violazioni dei diritti umani contro la minoranza Rohingya, a cominciare da uccisioni, arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti, stupri e altre violenze sessuali, saccheggi di case e di proprietà, anche se per il momento la comunità internazionale non è ancora intervenuta.

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Webmaster ed esperto in diritto immigrazione