Migranti, per ottenere il permesso di soggiorno umanitario non basta l’integrazione

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Le sentenze emesse negli scorsi mesi sono confermate dalla Cassazione, che accoglie quindi il ricorso presentato dal Viminale.

Stando a quanto ribadito dalla Cassazione, l’essere socialmente ed economicamente inseriti nella società italiana non può essere considerato requisito sufficiente per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

La sentenza della Cassazione riguarda in particolare le posizioni di tre migranti, un bengalese e due cittadini del Gambia.

Per poter rilasciare il permesso di soggiorno per motivi umanitari serve infatti anche un’altra caratteristica, ovvero la “specifica compromissione” dei diritti umani nei Paesi dai quali provengono i migranti.

In sostanza, deve essere provato che un eventuale ritorno nei Paesi d’origine non comporti un pericolo per i loro diritti.

La decisione della Cassazione è stata subito accolta con grande entusiasmo da Matteo Salvini: “Sui permessi umanitari aveva ragione la Lega. L’ha stabilito la Corte di Cassazione. E’ la migliore risposta agli ultrà dei porti aperti e che vorrebbero cancellare i decreti sicurezza”, il commento del leader del Carroccio ed ex ministro dell’Interno.

Tuttavia, come spiegato anche dal quotidiano “La Repubblica”, la sentenza della Cassazione “boccia” l’approccio del decreto sicurezza (voluto proprio da Salvini, ndr) che “tipizza” la protezione umanitaria.

Inoltre, il decreto sicurezza non può essere comunque considerato retroattivo, pertanto i nuovi criteri possono essere applicati “solo alle richieste di protezione presentate dopo ottobre 2018”, data in cui è entrata in vigore la legge.

Nel frattempo la Corte dei Conti, nel suo ultimo rapporto sulle politiche migratorie, ha evidenziato come l’Italia sia molto indietro sulla questione rimpatri.

“Le ragioni principali – si legge nel rapporto – sono i lunghi iter di asilo, l’assenza di sistemi integrati di gestione dei rimpatri, nessun riconoscimento reciproco o registrazione sistematica delle decisioni di rimpatrio, capacità insufficiente nei centri di detenzione, difficoltà di cooperazione col Paese di origine dei migranti o i migranti che semplicemente fuggono”.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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