“Le politiche di Salvini hanno aumentato la sicurezza”. Ma la realtà è un’altra

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Sta facendo molto discutere il giudizio “positivo” accordato dall’editorialista del Corriere della Sera, Antonio Polito, al lavoro svolto da Matteo Salvini nei suoi 14 mesi da ministro dell’Interno del governo gialloverde (Movimento 5 Stelle più Lega).

In un reportage che metteva a confronto l’operato dei due governi presieduti da Giuseppe Conte (quello precedente e quello attuale, che vede invece il sostegno della maggioranza M5S-PD-LeU, ndr), Polito affronta diverse tematiche, tra cui l’economia, la politica estera e anche la questione relativa alla “sicurezza”.

Per l’editorialista del Corriere della Sera, l’immigrazione nel 2019 può non essere più considerata un’emergenza grazie alla svolta operata da Salvini durante il suo periodo come responsabile del Viminale.

Per Polito, infatti, la politica del numero uno della Lega si è rivelata vincente in particolar modo sul fronte degli sbarchi, che sono effettivamente in netto calo.

Ma è davvero così? Il merito è realmente di Salvini? La realtà dice ben altro, come sottolineato anche da diverse testate che hanno criticato quanto affermato da Polito.

Tanto per cominciare, la netta riduzione degli sbarchi si era avuta già con l’ultimo governo della precedente legislatura, che vedeva Paolo Gentiloni come presidente del Consiglio e Marco Minniti come ministro dell’Interno.

Sebbene non sia stato mai confermato ufficialmente, Minniti era riuscito ad accordarsi con le milizie libiche per mettere un freno alle partenze dei migranti verso le coste italiane.

E’ proprio questo che ha comportato un drastico calo degli sbarchi, molto più evidente rispetto a quello registrato nel periodo in cui Salvini era ministro dell’Interno.

Tuttavia, va precisato che l’intesa tra Minniti e le milizie libiche ha fatto sì che i migranti rimanessero nelle strutture di detenzione della Libia, subendo torture e violenze in maniera continuativa. Netto calo degli sbarchi, ma aumento della barbarie nei confronti di esseri umani.

Polito esalta anche la “politica dei porti chiusi”, affermando che grazie ad essa si è avuta la riduzione degli sbarchi. Falso anche questo, dato che i porti italiani non sono mai stati chiusi, neppure quando a capo del Viminale c’era Matteo Salvini.

Il leader del Carroccio ha fatto una guerra serrata alle imbarcazioni delle ONG, ma non ha minimamente emesso divieti per tutte le altre imbarcazioni che giungevano sulle nostre coste.

Basta guardare i numeri per rendersi conto che nella prima metà del 2019 sono sbarcati in Italia 3.073 migranti, di cui soltanto 248 con navi ONG (l’8%, ndr).

Infine, il Corriere della Sera ritiene che Salvini sia riuscito con le sue politiche ad attirare l’attenzione degli altri Paesi europei sulla questione immigrazione.

A dire il vero è stato proprio l’opposto. L’ex ministro dell’Interno non si è quasi mai presentato ai consigli europei dove si discuteva della questione – tranne una volta, dove ha oltretutto battibeccato con il collega del Lussemburgo – e lo “sblocco” delle politiche di ricollocamento dei migranti soccorsi in mare e sbarcati sulle nostre coste si è verificato solo dopo l’insediamento del governo giallorosso.

Tutto questo senza dimenticare che i decreti sicurezza fortemente voluti da Matteo Salvini e approvati dalla precedente maggioranza parlamentare (Movimento 5 Stelle più Lega, ndr) non hanno affatto risolto il problema, ma l’hanno addirittura peggiorato.

La stretta sulla protezione umanitaria ha provocato un aumento degli irregolari, che sono passati da 530.000 a 600.000. A conti fatti, le politiche di Salvini sono da considerare fallimentari.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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