La ‘Festa del sacrificio’ l’Eid al-Adha

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‘Festa del sacrificio’, gli animalisti chiedono più rigore nei controlli

Il 1 settembre 2017 per tutte le comunità islamiche nel mondo è il primo giorno dell’Eid al-Adha, ( عيد لأضحى‎, ossia “festa del sacrificio“), o ʿīd al-naḥr ( عيد ﺍﻟﻨﺤﺮ, “festa dello sgozzamento“) o ʿīd al-qurbān (عيد ﺍﻟﻘﺮﺑﺎﻥ,”festa dell’offerta a Dio“, chiamata in lingua turca Eid Qurbani) durante la quale per tradizione viene sacrificato un caprino, un bovino, un ovino o un camelide per ricordare la prova superata da Abramo al quale, una volta sulla montagna, venne permesso dall’angelo inviato da Allah all’ultimo momento di salvare il figlio Ismaele sgozzando un montone al posto suo.

Una festa che ovviamente viene celebrata anche dalle comunità islamiche in Italia anche se da anni solleva polemiche non solo tra le associazioni animaliste.

Infatti gli animali non vengono sacrificati solo presso macellerie certificate, ma anche con procedure ‘fai da te‘ che comportano gravi rischi igienici per la popolazione.

Una pratica fortemente contestata, in primis dal Movimento animalista guidato da Michela Vittoria Brambilla che ha chiesti ai sindaci di vigilare sugli abusi e da più parti arrivano richieste di emettere ordinanze contro la macellazione praticata senza lo stordimento dell’animale (ovvero la macellazione rituale).

“Solo in Italia – spiega l’ex ministro Brambilla – saranno decine di migliaia gli animali che perderanno la vita in questo modo, perché lo stordimento preventivo è vietato dal rito. A noi animalisti tutta questa sofferenza sembra il contrario di una festa e quindi cambieremo la legge, non appena potremo farlo”.

I tempi però sono ristretti perché entro il tramonto del 4 settembre si calcola che saranno milioni gli animali che verranno sacrificati dagli islamici praticanti.

Il rito infatti prevede la recisione netta della giugulare per permettere al sangue (considerato impuro) di defluire e il taglio deve essere praticato “da un uomo adulto in stato di purità legale”.

Ma la ‘festa del sacrificio‘ ha anche un risvolto di forte solidarietà, perché molte famiglie che non possono permettersi la carne la ricevono gratis dai chi invece ne ha in più, come obbligo della religione a cedere almeno un terzo ai bisognosi.

E allora come comportarsi?

Le istituzioni di molti Paesi europei, preoccupate per i possibili risvolti legali e igienici, anche sull’onda delle proteste dei gruppi animalisti si sono mosse.

In Italia un decreto legislativo del 1998 prevede che l’animale prima di essere ucciso debba essere privo di coscienza, per evitargli ulteriori sofferenze. Il decreto però concede una deroga alle macellazioni rituali che muovono anche un bel giro di soldi.

Come ha rimarcato un’inchiesta condotta dall’organizzazione internazionale Animal Equality, in Italia nel 2015 la macellazione rituale (sia musulmana che ebraica) ha prodotto un mercato pari a circa 5 miliardi di euro. Altro mercato in crescita è quello della cosmetica halal.

Nel resto dell’Europa alcuni Paesi vietano la macellazione rituale, altri la permettono e altri ancora la consentono senza però nessuna deroga allo stordimento.

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Webmaster ed esperto in diritto immigrazione