In Italia da 20 anni ma ancora senza cittadinanza. La storia di Ghassan, promessa dell’atletica

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E’ una promessa dell’atletica leggera ma non può andare ai Mondiali per colpa della legislazione italiana.

Una storia incredibile, quella di Ghassan Ezzarraa, che da più di 18 anni vive a Reggio Emilia, città dove studia e lavora.

Non solo: Ghassan è anche un apprezzato sportivo, tanto da essere considerato uno dei migliori giovani nel settore dell’atletica leggera.

Tuttavia questo ragazzo, nato a Rabat (Marocco) 23 anni fa, non può gareggiare ai Mondiali perchè non è in possesso della cittadinanza italiana.

Tutta la sua famiglia ha il passaporto tricolore: suo padre, Abdelaziz, magazziniere, è italiano dal 2015, e anche sua madre Zoubida e sua sorella Zaineb hanno la cittadinanza italiana.

Invece sul passaporto di Ghassan c’è scritto ancora “marocchino”, nonostante il giovane si sia trasferito a Reggio Emilia nel 2000, quando aveva solo 4 anni.

Ghassan è un bravo ragazzo, si è diplomato, lavora come educatore per una cooperativa sociale e dai tempi delle medie ha una forte passione per l’atletica, specialmente per i 400 metri.

E’ lui stesso a spiegare al quotidiano “La Repubblica” la situazione paradossale che lo vede (purtroppo) protagonista.

“Mio padre dopo tanti anni in Italia ha ottenuto la cittadinanza nel 2015. Mia sorella in quanto minorenne convivente è diventata italiana poco dopo.

Mia madre ha avuto il passaporto tricolore come coniuge di italiano nel dicembre 2018 – spiega Ghassan – Io invece nel 2015 ero già diventato maggiorenne, dunque per legge non ho potuto “ereditare” la cittadinanza da papà.

Sono dovuto tornare in Marocco per prendere tutta la documentazione necessaria e a dicembre 2015 ho presentato da solo domanda di cittadinanza alla prefettura di Reggio Emilia.

L’ho richiesta in quanto residente in Italia ininterrottamente da oltre 10 anni.

Ma a causa dell’approvazione del decreto sicurezza immigrazione, fortemente voluto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, i tempi per Ghassan si sono allungati: la nuova norma sui tempi della cittadinanza allunga infatti a 4 anni (dai precedenti 2, ndr) i termini per definire la procedura da parte della pubblica amministrazione.

“Spero entro dicembre non tanto di avere una risposta, ma almeno che la mia pratica sia presa in carico”, dice Ghassan, che resta anche speranzoso sullo Ius Culturae.

Nella scorsa legislatura si è tanto discusso di questa riforma, ma alla fine siamo stati traditi. Ora ci speriamo di nuovo – afferma l’atleta – Dare la cittadinanza a chi parla il dialetto di una città, vive, studia e fatica in questo Paese, significa riconoscere un diritto, non fare un regalo”.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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