Funzionaria Prefettura arrestata per corruzione, mazzette per velocizzare le pratiche di cittadinanza

A Reggio Emilia, in questi giorni, è in corso una vasta operazione delle forze dell’ordine che tende a smantellare una organizzazione operante nella Regione, che si basa su un sistema di corruzione per velocizzare le pratiche di Cittadinanza Italiana.

Funzionaria arrestata per corruzione: la vicenda

Le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Emilia, nella persona del sostituto Procuratore Giacomo Forte, hanno portato agli arresti domiciliari la funzionaria Sonia Bedogni, una donna sessantenne, impiegata presso la Prefettura, nell’ufficio immigrazione che si occupava delle istruttorie per la concessione della Cittadinanza.

Oltre alla funzionaria, con le stesse misure di arresti domiciliari, sono stati fermati due fratelli pakistani il 29enne Irlsan Parvez e il 23enne Umar Parvez, quest’ultimo attualmente irreperibile.

I due , dai risultati emersi dalle indagini, gestivano a Guastalla, sempre nel Reggiano, una agenzia di pratiche per stranieri.

Nel mirino degli investigatori è finita anche una donna Marocchina, la quarantottenne Amina Doulali, anche lei titolare di una agenzia di pratiche, e oggi obbligata all’obbligo di firma presso la Questura locale; oltre alla funzionaria, tutti e tre i fermati hanno la Cittadinanza Italiana.

Oltre alle misure sopracitate, la Procura, alla presenza dello stesso Forte, sta effettuando i sequestri preventivi dei beni, al fine di valutare esattamente la posizione degli indagati.

Nella rete delle indagini ci si è ritrovato anche un Ufficio Legale, sempre del Reggiano, per ora estraneo ai fatti ma potenzialmente a conoscenza, in quanto uno degli indagati operava presso il loro Ufficio.

Come spiegato ad un TG locale dal Dirigente Guglielmo Battisti, a Capo della Squadra Mobile di Reggio Emilia, le indagini iniziate nell’anno 2014 e terminate nel 2017, hanno accertato in almeno 11 casi anche grazie alle intercettazioni ambientali, il modo di operare della Funzionaria e le mazzette chieste ai migranti per velocizzare le loro pratiche di cittadinanza.

Il GIP ha disposto il sequestro di 116.000 Euro dai conti correnti della Bedogni, che inoltre è stata rimossa, lo scorso maggio, dall’incarico ed assegnata ad altre mansioni in attesa della fina delle indagini.

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