Finti gay per il permesso di soggiorno, Giorgia Meloni va all’attacco

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L’escamotage utilizzato da alcuni migranti, che si fingono gay per ottenere il permesso di soggiorno come raccontato anche da questa testata, è stato denunciato anche dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

La numero uno del partito di destra, dichiaratamente sovranista, ha infatti condiviso sulla sua pagina Facebook l’articolo del Corriere della Sera dove si parla proprio di questa pratica, sottolineando come ad evidenziarla non siano i movimenti di destra ma gli stessi operatori dell’Arcigay.

“Ormai per i giudici italiani una tessera dell’arcigay è prova sufficiente di omosessualità e quindi di diritto a non essere rimpatriato in Stati che non tutelano i diritti dei gay – scrive la Meloni sulla sua bacheca Facebook

Il risultato è che l’Italia continua ad accogliere gente che non ha alcun diritto alla protezione internazionale mentre i migranti che sono veramente gay raccontano di essere bullizzati e maltrattati dai “finti gay” all’interno delle strutture dell’Arcigay.

Il buonismo patologico va sempre a discapito dei più deboli e di chi dovrebbe essere veramente tutelato”.

Ma perchè diversi migranti scelgono di adottare questo espediente?

Probabilmente il motivo sta nel fatto che ottenere un permesso di soggiorno in Italia è diventato sempre più difficile, specialmente dopo l’introduzione degli ultimi Decreti Sicurezza fortemente voluti dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e varati dal precedente governo “gialloverde”.

In sostanza, gli avvocati che difendono i diritti dei migranti scelgono di giocarsi la carta dell’omosessualità quando la situazione è particolarmente complicata, specialmente quando ci si trova senza elementi biografici o geopolitici che possano giustificare quel “timore fondato di persecuzione” che in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 è condizione necessaria alla protezione.

L’Arcigay ha tenuto a precisare che la tessera dell’associazione non certifica in nessun modo che il possessore sia LGBT (possono farla tutti, ndr): “Se i Tribunali dovessero invece considerarla come “prova” è un problema dei giudici”.

In effetti, molto spesso i giudici si basano su questa tessera dato che è molto difficile verificare se una persona è effettivamente LGBT o meno.

“Di fronte a dei dubbi – spiega al Corriere della Sera Silvia Albano, giudice civile presso il Tribunale di Roma – dobbiamo comunque seguire quella regola di giudizio in base alla quale è preferibile accogliere una persona che magari non ha diritto piuttosto che respingere un migrante che una volta nel proprio paese rischia la vita”.

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Roberto
Roberto
Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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