Decreto Sicurezza, Orlando guida la rivolta dei sindaci

orlando salvini

Il sindaco di Palermo contro l’articolo che elimina la protezione umanitaria ma anche la possibilità di ottenere la residenza per i richiedenti asilo. Duro scontro con il ministro Salvini

Il rischio concreto è quello di un’Italia divisa in due, perché se i sindaci di centrodestra e in particolar modo quelli della Lega non hanno nessun problema ad applicare il nuovo ‘Decreto Sicurezza‘ voluto dal governo e in particolare dal vice premier e ministro Salvini in particolare sulle norme che vietano la possibilità di concedere la residenza a chi sia in possesso di un permesso di soggiorno, diversi sindaci di area Pd (ma non solo) si oppongono chiaramente, come ha fatto nelle ultime ore il Primo Cittadino di Palermo, Leoluca Orlando.

La norma contestata è l’articolo 13 delle legge 132 che prevede in particolare come il permesso di soggiorno concesso ai richiedenti asilo rappresenta un documento di riconoscimento, ma non sarà più sufficiente per iscriversi all’anagrafe, primo passo per la residenza.

E quindi i Comuni non potranno più rilasciare la carta d’identità (con tutti i servizi connessi a partire dall’assistenza sanitaria) a chi abbia un permesso di soggiorno.

Così le prestazioni, anche quelle per l’impiego, verranno garantite solo nel luogo di domicilio, quali i Centri di accoglienza straordinaria oppure i Centri permanente per il rimpatrio.

Una chiusura alla quale si è opposto il sindaco Orlando che ha fatto mandare una disposizione da lui firmata all’ufficio anagrafe di Palermo disponendo di non applicare le misure della legge.

Approfondimento : Sindaco sospende il decreto Salvini immigrazione

Una posizione condivisa da altri colleghi, non tutti del Pd, Come Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, che ha ribadito come la sua amministrazione continuerà a concedere la residenza: “Là dove c’è una volontà politica nazionale che tende invece a violare le leggi costituzionali o a discriminare in base a un motivo di tipo razziale, noi non possiamo che andare in direzione completamente opposta rispetto a questo diktat proveniente da Roma”.

La pensa allo stesso modo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che spiega come il decreto ha messo in evidenza un problema senza indicare però una soluzione, ma pure Federico Pizzarotti che è al secondo mandato a Parma prima come rappresentante del Movimento 5 Stelle e oggi di una Lista Civica: “Queste persone ovviamente non scompaiono con il decreto sicurezza, ma restano sul territorio, con difficoltà dal punto di vista del riconoscimento. Cercheremo di capire come si muovono gli altri Comuni, di coordinarci”.

La posizione di Orlando però ha provocato un duro scontro con Matteo Salvini.

Prima il leader della Lega ha sottolineato come non sia il caso di fare ‘disobbedienza civile’ sul tema degli immigrati alla luce di tutti i problemi che ha oggi Palermo, ricevendo una risposta dura, perché il sindaco del capoluogo siciliano ritiene disumana l’eliminazione della protezione umanitaria, a cominciare dai minori.

Ma il ministro non ci sta e con una diretta su Facebook difende la sua posizione: “Non farò mai azioni di forza, saranno gli elettori a giudicare l’operato dei sindaci”.

E questi ultimi ne risponderanno personalmente, legalmente, civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e mette regole”.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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