Decreto Salvini, aumenta costo domanda cittadinanza. Insorge la CISL

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Il decreto sicurezza e immigrazione fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha già scatenato molte polemiche di natura politica.

Sul piede di guerra sono soprattutto le opposizioni “da sinistra”, in particolare il Partito Democratico, che ha fortemente criticato l’impianto del dispositivo. Ma stando a quanto rilevato dalla CISL, pare che il decreto Salvini presenti anche dei problemi “tecnici” di non poco conto.

Con l’introduzione del decreto, infatti, il costo per la domanda di cittadinanza è aumentato di 50 euro. Se fino al 4 ottobre bastavano 200 euro per inoltrare la richiesta, ora la cifra è salita a 250 euro. Lo fa notare la CISL Emilia Centrale, che critica fortemente il decreto legge 113/2018 fortemente voluto dal responsabile del Viminale.

Non solo: il decreto Salvini ha anche raddoppiato i tempi necessari per rispondere alla domanda di cittadinanza. Prima il limite era di 730 giorni, salito ora a 1460.

Il responsabile delle politiche per l’immigrazione della segreteria Cisl Emilia Centrale, Domenico Chiatto, ha espresso tutto il suo disappunto.

“L’aumento del contributo e l’allungamento dei tempi di risposta per le istanze di cittadinanza si aggiungono ad altri ostacoli, come il reddito minimo e i dieci anni di residenza ininterrotta – spiega Chiatto – Essi risultano, pertanto, discriminatori sui lavoratori immigrati che, insieme alle loro famiglie, hanno investito in un percorso di integrazione”.

Il responsabile delle politiche per l’immigrazione della segreteria Cisl Emilia Centrale tende a rimarcare come molto spesso gli immigrati che vogliono inoltrare la domanda di cittadinanza fanno grande fatica a reperire la cifra necessaria, specialmente con moglie e figli a carico, senza dimenticare la situazione economica complessiva tutt’altro che rosea.

Ma non è tutto. Come precisa Domenico Chiatto, anche il rinnovo del permesso di soggiorno risulta parecchio caro: siamo sulle 505,84 euro per un nucleo familiare di quattro componenti che intendano rinnovare per due anni.

“Si mettono a rischio situazioni economiche familiari già fragili – aggiunge Chiatto – Non è ammissibile obbligare i migranti a indebitarsi per avere i documenti in regola. Come non è ammissibile che vengano posti ostacoli a chi è regolare e vuole continuare a risiedere in Italia con un progetto di vita familiare”.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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