Coronavirus, i braccianti stranieri vanno via: si rischia il crollo del settore agricolo

caporalato albanesi

La diffusione dell’epidemia di coronavirus rischia di creare un danno enorme anche nel settore agricolo.

I raccolti stagionali, cominciati a marzo con asparagi e fragole, andranno avanti senza interruzioni fino a ottobre, quando sarà il turno della vendemmia. Ma chi si recherà a lavorare la terra?

L’emergenza coronavirus sta infatti facendo fuggire molti dei braccianti stranieri che popolano le nostre campagne. Le misure cautelative adottate da alcuni Paesi europei, come ad esempio la Romania (ma anche Polonia e Bulgaria, ndr), stanno convincendo sempre più lavoratori a lasciare l’Italia per fare rientro in un luogo più sicuro.

Questa tendenza può produrre effetti devastanti nel settore. Lo riferisce la Coldiretti, che ricorda come più di un quarto del Made in Italy che giunge sulle nostre tavole viene prodotto da lavoratori stranieri. Ogni anno nel nostro Paese vengono impiegati circa 370.000 dipendenti regolari che provengono da Paesi esteri.

Ma la “stretta” dei Paesi dell’Est, tra cui quelli precedentemente nominati (con severi controlli per chi rientra in patria dall’Italia, ndr), sta convincendo molti lavoratori stranieri a disdire gli impegni di lavoro, lasciando il settore praticamente “senza braccia”.

E’ proprio la comunità rumena quella più attiva nel lavoro agricolo in Italia: 107.591 occupati, secondo quanto riportato anche dal Corriere della Sera. A seguire troviamo marocchini (35.013) e indiani (34.043) che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14.165) e polacchi (13.134).

“L’emergenza coronavirus sta purtroppo impattando in modo sostanziale sulle attività delle imprese”: sono le parole del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che chiede un intervento “sul piano nazionale e comunitario”.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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