Cori razzisti a Milano: due giornate a Koulibaly. San Siro chiuso per due partite

Kalidou Koulibaly

Gli insulti al difensore di origine senegalese del Napoli sono costati cari sia a lui, espulso perché evidentemente innervosito, ma anche all’Inter. E il mondo del calcio si interroga


Sugli incidenti avvenuti fuori dallo stadio di San Siro mercoledì sera prima di Inter-Napoli di Serie A indaga la giustizia ordinaria.

Intanto però quella sportiva ha già deliberato su quanto successo in campo e sugli spalti, con in continui insulti razziali al giocatore del Napoli Kalidou Koulibaly, senegalese di origine e francese di passaporto anche perché lì è nato.

A lui il giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea, ha inflitto due giornate di squalifica perché, anche se evidentemente innervosito per essere stato preso di mira per tutta la partita, non doveva applaudire l’arbitro Mazzoleni dopo che l’aveva ammonito.

E due giornate anche ad Insigne (più 10mila euro di multa per aver insultato il direttore di gara).

Ma non è stata risparmiata nemmeno l’Inter che dovrà giocare le prossime due partite interne a porte chiuse, mentre nella terza rimarrà comunque chiuso il “2° anello verde privo di spettatori”, ossia il settore dello stadio dal quale sono partiti i cori discriminatori di matrice territoriale contro i tifosi del Napoli e di matrice razziale all’indirizzo di Koulibaly.

Inoltre la Prefettura di Firenze ha già vietato la trasferta ai tifosi nerazzurri in vista della gara di sabato 29 dicembre ad Empoli, chiudendo in pratica il settore ospiti.

Una decisione, quella su Koulibaly, formalmente corretta anche se ci sono molte attenuanti ma non sarà possibile ottenere uno sconto.

Lo ha anticipato all’Adnkronos l’avvocato Mattia Grassani, noto penalista sportiva e da anni legale della società guidata da Aurelio De Laurentiis, spiegando che non si è trattato di un doppio turno secco, ma di una giornata di squalifica per l’espulsione e un’altra per il gesto plateale e quindi non si potrà fare ricorso.

Però ha anche aggiunto che “nei confronti dei tifosi napoletani e di Koulibaly si è toccato il fondo, all’estero non sarebbero tollerati certi comportamenti umilianti per tutti, il sistema sportivo si vergogni di quanto accaduto”.

E ha chiesto apertamente che cambino le regole per la sospensione di una partita a causa dei cori razzisti, che oggi spettano alle forze di Polizia presenti negli impianti.

Su questo tema il dibattito rimane aperto. Gabriele Gravina, presidente eletto da poche settimane ai vertici della Federcalcio, è stato chiaro: “Serve qualcosa di molto radicale. La norma in merito è chiara: l’arbitro non può in questo momento interrompere la gara.

Un approfondimento con il Ministero dell’Interno può aiutare a focalizzare meglio questa norma, ma al momento l’unico soggetto che può interrompere i match è il responsabile della sicurezza dell’ordine pubblico. L’arbitro ha applicato le regole”.

Una posizione confermata anche da Marcello Nicchi, presidente dell‘Associazione Arbitri che ha ricordato come i direttori di gara debbano attenersi al regolamento e non spetta a loro prendere certe decisioni.

L’Inter intanto non si è chiamata fuori e con un comunicato ha condannato decisamente il comportamento scorretto di certa parte del pubblico: “Inter vuol dire integrazione, accoglienza e futuro”, c’è scritto.

E ricorda a tutti come la società nerazzurra da sempre lotta per un presente e un futuro senza discriminazioni, quindi chi non riuscisse a comprendere e accettare la sua storia non può essere considerato un interista.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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