Contributi Inps non pagati? Il permesso di soggiorno non si può negare

Dal TAR del Veneto una sentenza importante: il mancato pagamento dei contributi previdenziali non può comunque essere un motivo per non concedere il permesso di soggiorno di lungo periodo

Avere un debito con l’Inps, derivante da mancati contributi pagati, può essere un motivo valido per negare il permesso di soggiorno di lungo periodo, vero lasciapassare per risiedere in maniera stabile nel nostro Paese?

Secondo la Questura di Padova sì, ma di recente il TAR del Veneto che ha sede a Venezia ha invece stabilito che quel permesso va accordato.

La vicenda è stata riportata dal ‘Corriere del Veneto‘ e tutto parte dalla somma accumulata da una donna di origini nigeriane ma residente in Veneto, rimasta indietro con i versamenti nei confronti dell’Inps per una somma di poco superiore ai seimila euro.

La donna, che lavora come interprete (anche per il Tribunale di Padova) ed è titolare di una regolare Partita Iva, non ha negato il fatto, chiedendo però di poter rateizzare il debito.

Scoperta l’irregolarità però, la Questura di Padova nell’ottobre 2018 ha deciso di respingere la richiesta di permesso di lungo periodo presentata dalla signora, ammettendo invece il permesso pari a due anni che si concede per motivi familiari.

Una decisione che è stata subito impugnata dal legale della donna nigeriana che nel suo ricorso ha spiegato come la cliente sia a posto con il pagamento delle imposte e abbia presentato domanda per poter rateizzazione il debito.

E il TAR del Veneto gli ha dato ragione spiegando che “l’irregolarità contributiva non può essere causa di diniego del permesso di soggiorno” e andando anche oltre.

Nemmeno aver disatteso gli obblighi tributari e previdenziali, come nel caso della signora, può essere motivo di rifiuto del permesso di soggiorno perché si tratta di un comportamento per il quale sono già previste sanzioni pecuniarie una volta che venga accertato il mancato pagamento.

Quindi se un cittadino straniero non ha pagato tasse o contributi, la legge interviene con una multa ma non si può andare oltre negandogli un diritto.

Per la sua sentenza, il TAR si è basato su un pronunciamento del Consiglio di Stato: “Il legislatore non ha previsto che la evasione fiscale sia causa ostativa al rinnovo del permesso, per cui una eventuale situazione di evasione in capo all’immigrato, regolarmente accertata, deve essere oggetto di provvedimenti tipici adottati dall’amministrazione e dagli enti previdenziali diretti al contrasto dell’evasione mediante sia il recupero del credito sia la sanzione”.

Quindi il provvedimento della Questura è stato annullato e un più il ministero dell’Interno dovrà anche risarcire la donna in questione con 1000 euro. Se poi quel debito con l’Inps non dovesse essere saldato, allora ci penserà chi deve riscuotere i versamenti, ma non toccherà alla Questura occuparsene.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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