Condannato nel 1998, riottiene permesso di soggiorno con un cavillo

migrante

Era stato condannato nel 1998 dal Tribunale di Roma, ma dopo oltre 20 anni ha ottenuto ugualmente il permesso di soggiorno grazie ad un cavillo.

E’ la storia di un cittadino senegalese, che vive in Italia da circa 17 anni. L’uomo aveva subito una condanna 21 anni fa per aver provocato l’aborto ad una donna: il senegalese, infatti, l’aveva spintonata fino a farla cadere, causando direttamente l’interruzione di gravidanza alla vittima.

Per questo motivo, il questore di Salerno aveva rifiutato di concedere il permesso di soggiorno al senegalese, dato che persisteva il reato di violazione delle norme sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Per il Questore il “diniego” era quindi “un atto dovuto” in seguito alla condanna inflitta all’uomo dal Tribunale di Roma.

Il senegalese non si è dato per vinto, e assistito dall’avvocato Gerardina Turco del foro di Salerno ha presentato ricorso al TAR per riottenere il permesso di soggiorno.

Per il legale del senegalese, infatti, la Questura di Salerno, in presenza di un reato, avrebbe dovuto fare “un’argomentazione sulla pericolosità sociale“.

Inoltre, l’avvocato Turco ha sottolineato che per il rilascio di permessi a lunga permanenza “deve esserci una valutazione da parte del Questore“.

Argomenti che hanno trovato d’accordo il TAR, secondo cui la Questura avrebbe dovuto fornire un giudizio di “pericolosità sociale” del senegalese.

Dato che tale valutazione non risulta essere stata effettuata, il TAR ha accolto l’istanza dell’uomo, specificando che il “no” del Questore non era corroborato da “una piu’ ampia valutazione di concreta e attuale pericolosita’ per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

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Roberto
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Autore esperto di immigrazione, stranieri e di tematiche relative alla cittadinanza

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