Cittadinanza per matrimonio, una moratoria per chi si deve mettere in regola con l’italiano

La senatrice Alderisi (Forza Italia, eletta nella Circoscrizione Estero) in un’interrogazione chiede un periodo di transizione tra le vecchie e le nuove norma sulla lingua, obbligatorie per legge

Servirebbe un periodo di transizione tra la vecchia e la nuova normativa per l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio, perché come previsto adesso il richiedente deve anche dimostrare una conoscenza non semplicemente di base della lingua italiana, come invece non previsto in precedenza.

A chiederlo è la senatrice Francesca Alderisi, eletta nel 2018 nella Circoscrizione Estero (America Settentrionale e Centrale) nelle liste di Forza Italia, ma anche consigliere delegato della Fondazione Italia USA.

La senatrice ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione a risposta scritta ai ministri dell’Interno e degli Esteri, Matteo Salvini ed Enzo Moavero Milanesi, interpretando le istanze che negli ultimi tempi le hanno presentato diversi nostri connazionali che vivono stabilmente all’estero.

Chi aveva già presentato la domanda per la cittadinanza, secondo lei, non può essere considerato allo stesso modo di chi lo farà da ora in poi e quindi dovrà sottostare alla nuova normativa. Per questo serve avere un po’ di buon senso ed elasticità.

Alderisi nella sua interrogazione ricorda come per la richiesta di cittadinanza italiana già adesso sia parecchio il materiale che il richiedente è costretto a presentare, con tanti certificati da richiedere alle autorità straniere e che per essere legalmente validi devono essere anche tradotti in italiano (quindi con ulteriori spese e tempi che si allungano), ma hanno anche un tempo limite di validità.

In più un problema specifico legato alla lingua è quello degli Enti certificatori che all’estero sono davvero pochi e quindi anche in quel caso le tempistiche si allungano a dismisura.

Ecco perché viene chiesto il permesso per chi, quando è entrata in vigore la nuova norma avesse già in corso la richiesta, di produrre l’attestato di conoscenza della lingua italiana entro un termine corrispondente all’effettiva capacità della rete che raggruppa gli Enti certificatori di “rilasciare detto attestato e che detto termine di validità sia riconosciuto anche a chi si sia visto respingere la domanda dall’autorità consolare per la sola mancanza dell’attestato della conoscenza della lingua italiana”.

Questo ovviamente sempre che in mezzo alla documentazione allegata sia presente almeno un certificato rilasciato prima dell’entrata in vigore della nuova normativa.

La senatrice Alderisi, in chiusura di intervento, si augura che il nostro Governo dimostri una certa sensibilità anche a questo genere di problemi.

Se è vero che non sempre all’ordine del giorno, in realtà interessano diverse migliaia di nostri concittadini che vivono all’estero e che al momento si trovano in grave difficoltà dovendo già investire tempo e denaro alla ricerca di tutta la documentazione necessaria e ora rischiano seriamente che si riveli uno sforzo inutile.

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Sonia
Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

2 Comments on "Cittadinanza per matrimonio, una moratoria per chi si deve mettere in regola con l’italiano"

  1. Fra le migliaia di italiani ci sono anch’io. Ho perso un sacco di tempo e soldi, ho dovuto prendere un avvocato per riuscire a ottenere tutti i documenti e alla fine della domanda telematica su internet ho scoperto questa bella trovata del certificato B1. Come farà mia moglie che vive con me all’estero da 5 anni e parla con me un italiano basico a raggiungere il livello B1, anche considerando che per fare i corsi deve percorrere 100 KM ? Pensate che questa regola assurda sarà rivista ? Grazie per la risposta.

  2. Avatar Carlo Corbucci | 1 Dicembre 2019 at 15:45 | Rispondi

    La legge non verrà rivista per un semplice motivo: nelle prefetture dove ci sono prefetti leghisti questi sono ben felici di attuare ciò che la Lega voleva attuare pertanto faranno dunque di tutto per inasprire (si consideri che mia moglie – e sono un avvocato italiano- è professoressa di italiano all’università di Tehran; laureata in italiano a Tehran; docente universitaria di italiano a Tehran; giornalista in Italia e direttrice di siti italiani oltre che funzionaria della radio iraniana in Italiano “Irib-Pars todai”, che è da 35 anni in Italia ed ha avuto tre figli nati in Italia; che ha frequentato 32 anni fa l’Università di Padova alla facoltà di letteratura italiana dandovi esami; che ha fatto parte delle commissioni di rilascio delle certificazioni B1 e B2 in Iran convenzionate con l’Ambasciata italiana locale per il rilascio dei visti agli aspiranti studenti che vogliono venire in Italia per studiare; che ha tradotto libri dal persiano in Italiano; che parla dunque italiano e conosce la lingua, la grammatica e la letteratura meglio dei professori (e dei politici italiani) italiani, ha dovuto dare l’esame B2 (il B1 che pur era sufficiente lo sentiva addirittura oltraggioso!)ovviamente superandolo ma ha dovuto perdere due anni e ricominciare d’accapo la domanda. Di fronte a ciò, le prefetture leghiste sono felici di vedere quanto la loro legge funziona…; ma anche il nuovo governo formato dall’ex opposizione, è ben felice di applicare quella legge ovviamente in chiave anti Salvini, perchè, di fronte allo stupore che si genera di fronte a pratiche come questa appena illustrata, i funzionari delle prefetture antiLega trovano buon partito a rispondere all’utenza:… “è colpa di Salvini e della Lega”… certe assurdità le potevano farle solo loro. Così se in quella legge c’era qualcosa di buono, la demenza priva di ogni capacità discriminatoria (in senso positivo) si confonde con l’assurdo e l’opposizione a cui spetterebbe eliminare dalla legge queste aberrazioni, non ha interesse a farlo. Ma di tutto questo che ne sa Salvini che al massimo riponderebbe in “lumbard”: “non avevo pensato a queste possibili eccezioni”. Ma d’altra parte, chi crede ancora che i partiti abbiano esponenti con un minimo di intelligenza o che siano animati da buona fede o che siano diversi secondo il colore politico che sfoggino? Lavorare è ben gravoso, fare politica e riuscire è una vincita alla migliore lotteria… lo sanno bene i politicanti. Avv. Carlo Corbucci .

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