Burkini, il costume da bagno della stilista australiana Aheda Zanetti

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Il burkini ? Un semplice strumento di integrazione

Aheda Zanetti, la stilista che 12 anni fa ha inventato il burkini e ora lo vende in tutto il mondo non vuole accettare che il suo prodotto diventi un simbolo di divisione

Il nome di Aheda Zanetti può dire poco, ma nel mondo della moda era già conosciuta e adesso è nota in tutto il mondo perché la stilista australiana (ma di origini libanesi) è l’inventrice del burkini, il capo di abbigliamento che più di ogni altro sta dividendo mondo occidentale, non solo quello cattolico, e musulmani.

In realtà dodici anni fa, quando Aheda Zanetti ha avuto l’idea di crearlo, la sua intenzione era decisamente quella opposta come ha confessato lei stessa: è nato infatti per permettere un’integrazione molto più rapida delle donne musulmane sulle spiagge e nelle città australiane, ma non aveva e non deve avere nemmeno oggi alcuna finalità politica e nemmeno essere impugnato per portare avanti battaglie ideologiche perché si tratta semplicemente di un capo di abbigliamento.

Se da una parte da Zanetti può essere contenta perché mai come oggi il suo prodotto ha avuto una pubblicità indiretta e gratuita così capillare, dall’altra invita ad abbassare i toni raccontando anche come le è nata l’idea: stava guardando la nipote che giocava a basket indossando un paio di pantaloni lunghi sotto quelli più corti della divisa da gioco.

Così per farla stare più comoda ha provato a cercarle qualcosa nei negozi, anche quelli specializzati, ma non c’era nulle e allora è venuta l’ispirazione per il burkini.

I primi modelli sono stati realizzati in lycra ed è anche subito nato il suo marchio che produce abbigliamento sportivo per donne islamiche. Anche il burkini, un costume da bagno che copre il corpo intero compreso il velo hijab permettendo così alle donne musulmane di poter frequentare liberamente spiagge o piscine pubbliche.

Da allora ha prodotto e venduto più di 700 mila pezzi esportandoli in tutto il mondo, anche in Gran Bretagna e Svizzera e negli ultimi mesi le richiesta sono aumentate: “In Francia le vendite sono salite del 30-40% negli ultimi 3 mesi e anche in Germania abbiamo dovuto riorganizzare la consegna per fare fronte a tutti gli ordini online”. Ma la stilista non vuole sentire parlare di etichette:

Il corpo di una donna musulmana è sempre e comunque politicizzato, non importa se sia coperto o meno.

Quando ero giovane queste cose non esistevano, indossavamo abiti di cotone e rimanevamo sedute sulla spiaggia, non potevamo nuotare in piscina.

Il burkini ha dato alle donne musulmane più potere e libertà e vogliono togliercelo”.

Aheda Zanetti ce l’ha soprattutto con chi ne fa una questione culturale : “Sembra si tratti solo di un costume da bagno, ma per molte c’è in gioco molto di più. Noi non nascondiamo alcuna bomba sotto il burkini, non vogliamo creare terroristi”.

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SONIA Paolin

Articolista in settore immigrazione di navigata esperienza

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