Banlieue, immigrazione e integrazione nel libro di Pier Paolo Piscopo

Banlieue tra emarginazione e integrazione per una nuova identità” edito da Il Formichiere nel 2018 di Pier Paolo Piscopo è il mio ultimo libro. Sono uno scrittore e non vi nascondo che avevo molte perplessità quando iniziai a scriverlo; le difficoltà erano troppe, ma mi sono sempre lasciato facilmente allettare dalle sfide e non sopportavo l’idea di abbandonare ciò che mi era venuto in mente di scrivere.

L’immigrazione è il mio campo di studi ormai da molti anni e quando all’ennesimo attentato terroristico, successo a Parigi nel 2015, dove protagonisti erano ragazzi di seconda generazione, provenienti dalle periferie intorno la Ville lumiere, mi sono lasciato convincere; quale modo migliore di raccontare l’immigrazione, partendo da un Paese, la Francia, che sta, cronachisticamente, almeno cento anni avanti a Noi, ma dove evidentemente qualcosa non ha funzionato!

Presi così il primo aereo e arrivai all’aeroporto di Beauvais, da lì, contattai un ragazzo conosciuto su CouchSurfing, il sito di ospitalità online e arrivai in autostop nella mia prima banlieue, Sarcelles; volevo ricreare nella testa la colonna sonora giusta suggerita dalle pagine che mi apprestavo a scrivere.

Il libro è a metà tra un’inchiesta giornalistica e un saggio accademico e lo stile usato è quanto di più sintetico e asciutto potesse essere: volevo riproporre l’effetto, inserendolo in una cronistoria, di cos’era una banlieue, come si viveva in uno di quei quartieri che la polizia definisce sensibile e dei quali ti avvertono di non oltrepassare certe fermate del metrò; nello stesso tempo volevo essere attendibile scientificamente e chiaro, dando tutte informazioni e dati utili, senza fronzoli e ricreando intorno il contesto dal quale erano stati presi.

immigrazione in francia

Il sito CouchSurfing mi diede modo di abitare un po’ ovunque, non avendo vincoli di contratto o durata minima di soggiorno, soprattutto mi ha permesso di entrare facilmente in luoghi dove da solo non sarei potuto mai riuscire e in contatto con le persone giuste, che abitavano i posti che mi interessava conoscere.

Ho raccolto interviste, messo insieme appunti, letto giornali per quasi due anni, poi tornato in Italia, cercando fonti con le quali constatare se quanto avevo capito, annotato e scoperto potevano aver avuto accademicamente precedenti più autorevoli della mia penna ho scritto il libro.

Redatto il manoscritto l’ho fatto leggere alla filosofa, Donatella di Cesare, che si occupa d’immigrazione e terrorismo e trovando il suo favore ne ho raccolto una appassionata presentazione; con questo biglietto da visita mi sono presentato all’onorevole Giusppe Civati che si è mostrato interessato al libro e ne ha curato la postfazione.

Sicuramente la parte più difficile è stata vivere in banlieue, ma il piacere di scoprire e conoscere e alla fine riportare quanto avevo visto, sentito e vissuto mi ha ripagato di tutte le volte che ero sul punto di mollare; è stato avvincente, emotivamente e concettualmente, scrivere questo libro.

Il tema volutamente è stato trattato come un corpo da vivisezionare su una tavola operatoria, diviso in aspetti, ogni capitolo racconta, dalla storia alla convivenza interculturale, dall’educazione alla religione, dalla sicurezza alla politica, una componente della vita quotidiana in banlieue.

Ho evinto la necessità che la politica d’integrazione, termine che si sta gradualmente abbandonando oltralpe, per la sua forma etimologica ottocentesca, integrér in francese rimanda al significato di “rendere completo” “conforme a giustizia”, possa venir sostituita da una politica tesa al dialogo e alla convivenza: con il preciso scopo che non sarà né quello di assimilare né di assistere, ma di far convivere le persone; una politica che intenda gli aiuti non come favoritismi “dovuti” a una parte di popolazione invece che a un’altra, ma come momentanei sostegni atti a colmare delle “distanze”.

Le politiche dovrebbero essere indirizzate a tutte le parti sociali, ad ogni suo gruppo, maggioritario e non, altrimenti si creeranno sempre quelle sacche di malcontento civile.

Il libro così fa leva su alcuni gangli sociali, istituzionali e culturali per contribuire alla ricerca scientifica sull’immigrazione e i relativi temi e argomenti che a essa sono collegati (come la scuola, la sicurezza, l’economia, la religione, ecc.) e s’inserisce nel dibattito contemporaneo sull’incontro tra i diritti della democrazia, della tolleranza e delle libertà, che molti scorgono nel ruolo di guida e faro di una certa cultura che debba avere l’Europa, dopo la Seconda Guerra, per gli altri popoli e sui quali principi è stata fondata o se al contrario, come credono altri, l’Europa sarà disgregata proprio dall’immigrazione e dall’innesto di altre culture, che per loro natura metteranno in crisi proprio quei valori e principi.

Pier Paolo Piscopo

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Webmaster ed esperto in diritto immigrazione